Cerca nel blog

sabato 29 settembre 2012

Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo?

Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo?

‎...Un articolo che ho scritto un po di tempo fa ma sempre attuale...Attualissimo direi!


Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo?
2
"sii come l'acqua, amico mio"... cosi diceva Bruce Lee in una famosa intervista, citando semplicemente il principio fondante del tao.
Molti hanno fatto proprio questo precetto applicandolo in vario modo in vari contesti e con diverso successo.
Tra questi, il contesto che non finirà mai di stupirmi é sempre quello sociale e professionale.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti in ogni momento e si presentano sotto infinite forme possibili, appunto come l'acqua.
Accenniamo solamente alla nostra intera classe politica, perfetto esempio di tao occidentale, da sempre noto come "trasformismo", come quello del grandissimo Arturo Brachetti ma molto meno divertente onesto e dignitoso.
Il principio del "cedere" e dello "scaricare" è da sempre applicato con maestria e raffinatezza man mano che si sale verso il vertice di una qualsiasi piramide organizzativa/dirigenziale appartenente a  qualsiasi aggregazione economico/sociale, dal consiglio di classe della scuola elementare fino ai più alti organi dello stato. Questo sport o, pardon, arte marziale, qualcuno dovesse prendersela a male, è più occidentalmente nota come "lo scarica barile" ed ha infiniti e nobilissimi esempi tra i quali il più storico ed universalmente noto di tutti è sicuramente quello di Ponzio Pilato. A conclusione di una perfetta e sublime dinamica marziale, dopo il cedere ed il colpire c'e' il non farsi afferrare, ineffabile arte di tutti i personaggi sopra citati. E' indubbio a questo punto che gli "artisti marziali" nostrani sono di gran lunga più pericolosi e letali di un "qualsiasi" Bruce Lee, riuscendo a procurare danni incalcolabili, morti e feriti, spesso senza neanche alzarsi dalla propria poltrona, e senza pagare alcun scotto. Altro principio perfettamente applicato e' il seguente: sfrutta la debolezza del tuo avversario. Sicuramente una delle debolezze umane più sfruttata in assoluto è la "memoria corta", spesso sinergicamente utilizzata assieme all'altra debolezza, quasi sempre presente, ovvero lo "scheletro nell'armadio". In base a tale principio troppo spesso ci si può permettere di dire tutto ed il contrario di tutto, di cambiare divisa o kimono a proprio piacimento cercando di rivendere quel poco o nulla che si ha al primo sprovveduto di passaggio ma anche a coloro che, dominati dalle proprie discutibili aspirazioni, accorciano la propria memoria e si fanno sfruttare da questi "carismatici" personaggi. Il fenomeno più divertente della leva
"memoria corta", basandosi appunto sul fatto che pochi conoscono o ricordano la reale storia, la provenienza e la formazione di tali personaggi, e' che ad ogni passaggio o cambiamento di fronte, stile o arte, corrisponde automaticamente un avanzamento di grado, nomina o posizione. Per cui e' possibile osservare esempi di mirabili "carriere" costruite in tempi fulminei semplicemente avendo conosciuto questo o quel gran maestro e, così via, saltando dall'uno all'altro, assorbirne per osmosi l'arte e giungere a gradi e livelli marziali, compresa aura energetica, tali da far invidia al gran maestro jedi Yoda che pare stia facendo causa a Lucas per danni da declassamento, oppure a Goku e Ken il guerriero entrati da tempo in analisi per disturbi da ansia da prestazione. Carriere simili sono state "duramentecostruite negli anni sia da personaggi notissimi che da personaggi ancora pressocchè sconosciuti. Si annoverano nella "banda degli onesti" anche personaggi che hanno arredato il proprio "dojo" con diplomi ed attestati rigorosamente autoprodotti prendendo in prestito i caratteri cinesi o giapponesi dal libretto di istruzioni di una lavatrice o di un frullatore.
Da quanto detto possiamo trarre diverse conclusioni, tra le quali:
- Sarebbe il caso di sfatare un po' il mito delle filosofie orientali e di riconoscere, ma sarebbe meglio prima conoscerle, le filosofie occidentali che nulla hanno da invidiare o mutuare da quella orientale se non nella sua codifica ed applicazione.
Le bugie hanno le gambe corte e prima o poi la verità viene sempre a galla trascinando con se qualcos’altro di poco gradevole e che tutti possono immaginare.
State con gli occhi aperti e non bevetevi tutto quello che vi si propina, imparate ad essere un po’ più critici ed obbiettivi e soprattutto a fare un po’ di ricerche per capire meglio qual'è l’effettiva storia e provenienza di chi vi sta di fronte e dunque la vera essenza.
Infine, tutto quanto è stato detto, come sempre, non è altro che lo spunto per farvi riflettere e spero essere più attenti e lucidi in qualsiasi occasione della vostra vita.
P.s.: Chi non vuole che si parli del passato può avere due "buoni" motivi:
 - non ha un passato di cui parlare
 - ha qualcosa da nascondere
In entrambi i casi è sempre bene diffidare di tali persone.
Dott. Ing. Cesare Majone

martedì 25 settembre 2012

Corretta informazione ai praticanti di sistemi di difesa personale riguardo la normativa della legislazione italiana in materia di difesa personale. “Ignorantia legis non excusat - La legge non ammette ignoranza”* e neanche svantaggi fisici...

Corretta informazione ai praticanti di sistemi di difesa personale riguardo la normativa della legislazione italiana in materia di difesa personale.
Ignorantia legis non excusat - La legge non ammette ignoranza”* e neanche svantaggi fisici...


Comincio questo articolo in modo inusuale, ponendo cioè le seguenti domande al lettore:
1 - Quante volte prima d’ora il vostro insegnante di difesa personale vi ha dato informazioni corrette, precise e circostanziate riguardo questo argomento?
2 - Quante volte prima d’ora voi stessi vi siete posti tali domande?
3 - Quante volte prima d’ora avete posto queste domande al vostro insegnante?
Le risposte che vi darete a queste tre semplici domande vi daranno una buona misura di quanta consapevolezza avete nei riguardi di ciò che state praticando, magari da parecchi anni, ed anche della qualità e competenza generale dell'insegnante che vi sta seguendo.
Si premette che:
 - Per “reazione al fine di difesa personale” si intende un'azione fisica che si realizza esclusivamente nel caso di una reale ed estrema necessità di salvaguardare la propria vita o la vita di chi ci sta accanto.
 - La valutazione della situazione è estremamente oggettiva da parte del giudice e del pubblico ministero competente del caso specifico. 
 - Il diritto non è una scienza esatta al contrario è di per sé rischio, dubbio e conflitto di opinioni.
Secondo la giurisprudenza italiana che regola la materia, ovvero il Codice Penale, vi è assoluta preminenza del principio della "proporzionalità" dell'uso della forza, motivato dalla necessità di salvaguardare in primo luogo la vita umana, la nostra come quella del nostro aggressore che è, come noi, titolare degli stessi diritti di fronte alla legge, ed in base a questo principio si modellano tutti i relativi corollari.

Il principio della "proporzionalità" dell'uso della forza, pone evidenti limiti alla reazione che si può avere nei confronti di un aggressore e difatti pone sempre in netto svantaggio (di fronte alla Legge) colui che ha la necessità reale di difendersi e che quindi per definizione è l'oggetto dell'aggressione e per ciò stesso di regola la persona fisicamente svantaggiata.
Dunque la persona aggredita non avendo la possibilità fisica di poter rispondere “proporzionalmente” all'azione dell'aggressore si trova secondo tale principio ad essere menomata anche nell'uso di tecniche che, essendo “estreme” e “incisive”, andrebbero ad “equilibrare” la sua inferiorità fisica. In definitiva in base al principio di “proporzionalità” viene minata alle fondamenta qualsiasi effettiva e reale possibilità di difesa da parte di tutti quei soggetti fisicamente meno dotati e dunque per ciò stesso obiettivo privilegiato da parte di aggressori.
Per assecondare tale principio di “proporzionalità” dunque proliferano una miriade di cosiddetti “sistemi” di difesa personale che mirano alla realizzazione di neutralizzazioni, bloccaggi, leve articolari, atterramenti ecc., evidentemente tutte pratiche fallimentari nel caso di disparità fisica dei due soggetti coinvolti nell'azione, tant'è che, è ben noto anche ai più inesperti, tali attività, per lo più entrate a far parte dell'olimpo degli sport, prevedono nella loro pratica agonistica una ben rigida categorizzazione sia di sesso che di taglia.
In definitiva purtroppo il principio di “proporzionalità” distorce intorno a se la realtà e di conseguenza la percezione e la relativa cultura in materia di difesa personale facendone perdere tragicamente gli obiettivi (temporanea distrazione dell'aggressore per mettersi in salvo) ed i mezzi (tecniche di temporanea interdizione) ed in ultima analisi, salvaguarda sì la vita umana, ma privilegia automaticamente l'aggressore ponendolo di fatto in vantaggio rispetto all'aggredito anche di fronte alla Legge.
Sarebbe “curioso” e “divertente” poter prendere in prestito, anche solo per ipotesi, dalla giurisprudenza che regola il  Codice della Strada dei concetti e dei principi come la “Distanza di Sicurezza” e la “Presunzione di colpevolezza per colui che tampona” e viceversa concedere in prestito al suddetto Codice della Strada il principio di “Proporzionalità”. Ma questa ipotesi non è poi così fantasiosa in quanto sia nel Codice Penale che nel Codice della Strada la normativa è finalizzata alla salvaguardia della Vita Umana, ed allora perché tali disparità e differenze di principio?
Questo è lo stato delle cose e questo è il motivo per cui, di fatto, il cittadino che debba legittimamente difendersi avrà sempre qualche difficoltà nel dimostrare di averlo fatto nel rispetto di norme scritte a tavolino e che sembrano far riferimento a situazioni che esistono solo sulla carta.
Sono dunque pochissime le situazioni in cui per la Legge colui che provoca lesioni ad un'altra persona, anche se per difesa personale, non è punibile.
L'uomo di legge esaminerà i referti medici e se non riscontra “proporzionalità” nelle lesioni tra l'aggressore e l'aggredito, con tutta probabilità sarà l'aggredito a stare sul banco degli imputati.
Agli occhi della Legge ciò che si riesce a dimostrare ha assoluta preminenza rispetto a ciò che è realmente accaduto.
In un caso del genere sarà necessario dimostrare le seguenti azioni:
  1.  - Aver tentato in tutti i modi di evitare lo scontro, fuggendo o tentando di sottrarsi al pericolo in qualsiasi modo
  2.  - Nell'impossibilità di fuggire, motivarne le ragioni (per esempio il dover difendere altre persone, bambini, ecc.)
  3.  - Aver reagito con forza "proporzionata" alla minaccia subita
E' assolutamente necessario d'altro canto diffidare di chi propone per ignoranza della materia, ma molto spesso per pura mala fede, sistemi di difesa palesemente e gratuitamente violenti inducendo così false sicurezze in materia di difesa personale sia per l'efficacia dei sistemi che per le conseguenze da affrontare successivamente.
Dunque, “lasciarsi coinvolgere” in un'aggressione porterà con se non solo il danno, nel momento stesso dell'aggressione, ma anche la beffa per le conseguenze giudiziarie in quanto sfido chiunque a dare dimostrazione soddisfacente dei tre punti precedenti, e nel frattempo, per non far torto “proporzionalmente” a nessuno, il magistrato vi indagherà per il reato di rissa, con tutte le aggravanti in caso di vittime o ferite, poi starà a voi difendervi e dimostrare il contrario.
Insomma, da quanto detto, il venire aggrediti risulta essere sempre una vera e propria disgrazia non tanto per l'aggressione in sé ma per tutto ciò che questa comporterà.
Infine, nel malaugurato caso in cui ci si trovi coinvolti in una colluttazione, il comportamento da assumere con le Forze dell'Ordine intervenute è il seguente: 
 - Mantenere la calma e cooperare con la Polizia.  
 - Rispondere in maniera chiara, sensata e concisa sugli eventi appena avvenuti. Evitare battute o commenti non richiesti.  
 - Seguire senza protestare gli agenti in Questura/Caserma e cercare di telefonare all'avvocato (meglio conoscerne uno in questi casi) e farsi consigliare sull'immediato.

Suggerisco a tutti i praticanti di qualsiasi sistema che si proclami “difesa personale” di iniziare a porsi delle domande riguardo la bontà di ciò che stanno praticando alla luce di quanto detto e soprattutto di porre le stesse domande al proprio insegnante.
Porre delle domande al proprio insegnante non deve essere visto come una mancanza di rispetto ma al contrario come un proprio diritto/dovere ed una cortesia nei riguardi dell'insegnante stesso perchè denota attenzione e sensibilità verso quanto egli ci sta trasmettendo.
Infine ricordate che, per quanto detto, ogni domanda è lecita e spunto di approfondimento per tutti in quanto condivisione, al contrario le risposte a tali domande possono essere a volte inconsistenti evasive e non pertinenti.
Per questi stessi motivi invito tutti ad esprimere i propri commenti e/o suggerimenti,
sul blog ufficiale del presente sito:  http://wingtsunethics.blogspot.it/
Si riportano di seguito gli articoli del Codice Penale rilevanti riguardo il tema poc'anzi trattato.

* tale espressione sta ad indicare che è dovere del cittadino essere al corrente della normativa vigente, evitando così che l’eventuale non conoscenza di una determinata norma costituisca materia per la difesa. Uno dei requisiti della legge negli ordinamenti moderni è infatti la conoscenza della norma, che si dà per presunta: si presume che la legge sia sempre disponibile alla conoscenza del cittadino, anzi alla generalità dei cittadini. Il criterio è da considerarsi assoluto.

Dott. Ing. Cesare Majone
Avv. Caterina Majone

- Articolo 52 del Codice Penale Italiano: la "Difesa Legittima"
Leggi tutto: Corretta informazione ai praticanti di sistemi di difesa personale riguardo la normativa della legislazione italiana in materia di difesa personale. “Ignorantia legis non excusat - La legge non ammette ignoranza”* e neanche svantaggi fisici...

giovedì 13 settembre 2012

La Via dell'Istruttore: tanta passione, sacrificio ma anche qualita' e soprattutto etica

La Via dell'Istruttore: tanta passione, sacrificio ma anche qualita' e soprattutto etica

La Via dell'Istruttore: tanta passione, sacrificio ma anche qualita' e soprattutto etica

Questo articolo è stato pubblicato sul terzo numero della rivista REALACTION (potete scaricare quì la rivista), è un'estrapolazione e riduzione del mio "Curriculum Vitae Marziale" che ripubblico in coda all'introduzione.
Racconta le tappe del mio Wing Tsun e soprattutto qual'è la mia opinione su alcuni argomenti e vicende legate a questo percorso.
Mi auguro possa essere di aiuto e spunto di riflessione per chiunque voglia iniziare a praticare seriamente il Wing Tsun e, chissà un giorno, scoprire di essere portato per l'insegnamento ed averne anche bisogno per il completamento del proprio percorso.
Buon Wing Tsun a tutti!
Dott Si Ing. Cesare Majone
Curriculum Vitae Marziale Cesare Majone
a Via dell'Istruttore: tanta passione, sacrificio ma anche qualita' e soprattutto etica
Per descrivere tale percorso ho bisogno di prendere ad esempio qualcuno di molto vicino e conosciuto. Potrei parlare del Maestro Stellato, ma la sua più che la Via dell'Istruttore e' la Via del Pioniere ben più dura e faticosa. Dunque per non incorrere in possibili inesattezze parlerò della mia vicenda, i cui dettagli ovviamente conosco benissimo e sono assolutamente documentabili.
Leggi tutto: La Via dell'Istruttore: tanta passione, sacrificio ma anche qualita' e soprattutto etica